La facciata chiara della chiesa di Santa Giulia a Livorno, con il piccolo campanile e i lampioni della strada sotto un cielo azzurro
La facciata chiara della chiesa di Santa Giulia a Livorno, con il piccolo campanile e i lampioni della strada sotto un cielo azzurro. Foto: Luca Aless · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Ogni città ha la sua festa più intima, quella che i turisti spesso non conoscono ma che i residenti aspettano tutto l’anno. Per Livorno è il 22 maggio, giorno di Santa Giulia, patrona della città. Tra la vigilia e il giorno della festa Livorno celebra la sua santa con processioni, riti antichi e un legame strettissimo con il mare e con i fossi. Se capitate in città in quei giorni, vale la pena conoscerne la storia e lasciarsi coinvolgere.

Chi era Santa Giulia

Secondo la Passio, il racconto della sua vita redatto nel VII secolo, Giulia era una giovane nobile di Cartagine, vissuta nel V secolo, che fu ridotta in schiavitù e venduta a un mercante siriano. Durante un viaggio per mare, in Corsica, rifiutò di rinnegare la propria fede e di partecipare a sacrifici pagani, e per questo subì il martirio. È venerata dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa ed è patrona sia della Corsica sia di Livorno.

La maggior parte delle sue reliquie fu trasferita nel 762 a Brescia, dove sorge il celebre monastero a lei dedicato. A Livorno se ne conservano alcuni frammenti, e il culto della giovane martire in città ha origini molto antiche: è documentato fin dal IX secolo. Secondo una tradizione, la nave che trasportava le spoglie della santa avrebbe fatto tappa proprio nell’antico Porto Pisano, prima di proseguire il viaggio.

I luoghi di Santa Giulia in città

Il primo luogo da visitare è la chiesa di Santa Giulia, accanto al Duomo, vicino a Piazza Grande. Nacque come oratorio della Confraternita del Santissimo Sacramento e di Santa Giulia, riconosciuta già nel Trecento, e i lavori per l’edificio attuale cominciarono proprio un 22 maggio, nel 1602. La confraternita custodisce una preziosa tavola del Duecento con l’immagine della santa, attribuita al cosiddetto Maestro di San Torpè: l’originale è conservato nel museo della confraternita.

A pochi passi c’è il Duomo, la cattedrale di San Francesco, dedicata anche a Santa Maria e a Santa Giulia. Fu in gran parte distrutto dai bombardamenti del 1943 e 1944 e riconsacrato nel 1953 dopo la ricostruzione. Tra gli arredi liturgici più recenti, alcuni gruppi scultorei raccontano episodi della vita della santa, dal martirio al ritrovamento del suo corpo da parte dei monaci benedettini dell’isola di Gorgona.

Come Livorno festeggia la patrona

Il programma cambia ogni anno, ma alcuni momenti sono ormai tradizione:

  • La sera della vigilia, il 21 maggio, le reliquie della santa vengono portate in processione, in alcune edizioni anche sull’acqua, lungo i fossi medicei, con soste in cui si leggono brani della Passio e cantano i cori delle parrocchie.
  • La Giostra dell’Antenna, la più antica gara remiera livornese, si corre la sera del 21 maggio nella Darsena Nuova del porto mediceo: un corteo di barche illuminate accompagna le reliquie fino al campo di gara.
  • Il 22 maggio si celebra la Messa solenne in Cattedrale con il vescovo; segue la processione con le reliquie per le vie del centro fino al porto, dove vengono benedetti la città e il mare.

È una festa in cui la devozione si intreccia con l’identità marinara della città: le barche, i fossi, il porto, i rioni remieri. Anche chi non è credente ne coglie il valore come momento collettivo, in cui Livorno si ritrova attorno alla sua storia.

A maggio anche la Madonna di Montenero

Maggio è un mese speciale per la devozione livornese. Sulle colline a sud della città sorge il Santuario della Madonna delle Grazie di Montenero. Secondo la tradizione, nel 1345 un pastore zoppo trovò ai piedi del colle un dipinto della Madonna, ebbe una visione e lo portò sulla cima, dove fu miracolosamente guarito. Il 15 maggio 1947 papa Pio XII proclamò la Madonna di Montenero patrona della Toscana, e la sua festa si celebra a maggio. Il santuario, affidato ai monaci vallombrosani dal 1791, conserva una delle più ricche raccolte di ex voto d’Italia, migliaia di testimonianze di grazie ricevute, e accanto ospita il Famedio, dove riposano livornesi illustri come il pittore Giovanni Fattori e lo scrittore Francesco Domenico Guerrazzi.

Consigli per partecipare

Le celebrazioni sono religiose e pubbliche: lungo i fossi e nelle strade del centro si raccoglie molta gente, quindi conviene arrivare per tempo e muoversi a piedi. Chiese e santuario sono luoghi di culto attivi, da visitare con rispetto e fuori dalle funzioni. Il programma dettagliato delle celebrazioni viene pubblicato ogni anno dalla Diocesi e dal Comune di Livorno: verificatelo sui canali ufficiali prima della visita.

Da La Casina di Leo, nel centro di Livorno, il Duomo, la chiesa di Santa Giulia e i fossi si raggiungono a piedi: dopo le processioni serali si rientra in una piazzetta interna silenziosa, riparata dal traffico.

Dormire vicino alle feste

Se venite per una festa, avere una casa tutta vostra nel centro di Livorno cambia la serata: si rientra a piedi, in una piazzetta interna silenziosa. Fino a 2 ospiti.